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Nichel

Nichel Band 
Alessandro Cei - voce, chitarra acustica e armonica Simone Faraoni - pianoforte, voce, tastiera, diamonica e metallofono Brano della compilation:
Ritardi
Hanno suonato:
Alessandro Cei - voce e chitarra acustica Simone Faraoni - tastiera e voce Gabriel Stohrer - chitarra elettrica Cristiano Minelli - basso elettrico Gabriele Pozzolini - batteria Paola Stellabotte - cori
Ilaria Savini - cori
Pamela Chiarugi - cori
Giulia Giorgi - cori


Biografia
Alessandro Cei e Simone Faraoni si conoscono dalla fine 1997 e
subito la loro passione per la musica diventa un luogo di incontro
e di scoperta che li porterà a stringere una lunga amicizia e una
collaborazione dalle diverse connotazioni.

Con i “Vincanto” (nati nel 2003) ripropongono brani della tradizione
con una attività concertistica molto intensa, unita alla conduzione
di laboratori e corsi per avvicinare bambini, ragazzi e adulti alla
musica popolare italiana.

Insieme, partecipano inoltre a diversi progetti dedicati alla
canzone d’autore italiana: con il gruppo “Umbre de Muri”
ripropongono “La buona Novella” di Fabrizio De André
(2005-2006), con il quartetto “Ortigas” (2006-2007) si
dedicano a interpretare i cantautori degli anni sessanta
(Endrigo, Lauzi, Tenco, Jannacci, Gaber..); il concerto
“The times they are a-changing” (2008), li vede ancora
coinvolti insieme in un progetto omaggio agli anni 60’.

Intanto, a partire dal 2004, Simone e Alessandro cominciano a
lavorare ad un repertorio di brani scritti a quattro mani. Nel
febbraio 2012 esordiscono col nome Nichel eseguendo in acustico
alcune canzoni di Giorgio Gaber presso il teatro Qaranthana di
San Miniato.

La musica dei Nichel prende le mosse dalla grande tradizione della
canzone d’autore ma si arricchisce anche di molte altre suggestioni
(la musica classica, la musica tradizionale, il rock anni 60-70).
Le canzoni dei Nichel parlano di incomprensioni, di amicizia, dei
nostri tempi in cui si parla d’amore con termini da borsa, delle
numerose maschere che indossiamo tutti i giorni, di ritardi e scuse
insostenibili. Giocano sul filo dell’ironia, tra sarcasmo e amarezza.

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